“La mafia sicuramente uccide da sola, perché Totò Riina aveva le capacità logistiche per effettuare i suoi attentati in autonomia. Agisce naturalmente contando sul fatto che la morte delle vittime non creerà tanti problemi perché sono persone isolate nel resto della società”.
È lo stralcio del contributo-intervista che Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, assassinato a Capaci, ha rilasciato al presidente dell´Associazione “LegalmenteItalia”, Vincenzo Zurlo, per il convegno “Perché si muore di mafia: la solitudine degli uomini dello Stato” che si terrà domani, sabato 13 settembre, a Castellammare di Stabia, alle ore 10, presso il Palazzetto del Mare di via Bonito.

“La mafia stessa si è resa conto che, dopo le uccisioni e le stragi del 1992 e del 1993, le cose sono cambiate – ha continuato Maria Falcone –. Quelle morti sono state la più grande sconfitta della mafia perché hanno creato quella reazione della società civile che ha permesso a magistrati e forze dell’ordine di continuare in maniera più forte la lotta a Cosa nostra. La solitudine è l´elemento fondamentale che ha permesso le uccisioni dei servitori dello Stato”.
L´intervista a Maria Falcone e quella a Dora Dalla Chiesa, nipote del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, saranno rese pubbliche nel corso dell´incontro a cui parteciperanno don Luigi Merola, il pm della Dda di Napoli Catello Maresca e il senatore Ciro Falanga. Modererà il convegno il presidente dell´associazione “LegalmenteItalia” Vincenzo Zurlo.