Lunedì, 17 giugno 2019

 
 
 

Bus precipitato da un viadotto ad Avellino, assolto l'ad di Autostrade

Nella strage morirono 40 persone. L’ira dei parenti delle vittime: “Vergogna, questa non è giustizia”

11-01-2019
di Marco De Rosa

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Tragedia di Avellino: l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci è uno dei sette assolti per il disastro di Acqualonga del 2013, in cui morirono 40 persone.

Otto le condanne pronunciate dal giudice monocratico del tribunale di Avellino Luigi Buono, tra le urla dei familiari delle vittime. Assolto anche l'ex codirettore generale della società Riccardo Mollo. La condanna più severa, 12 anni così come richiesto dall'accusa, è quella per Gennaro Lametta, proprietario del bus: per lui 12 anni di reclusione.

Il 28 luglio2013 un bus precipitò dal viadotto Acqualonga, sull'autostrada A16 Napoli Canosa, causando 40 vittime. Ben 15 gli imputati, accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni e falso in atto d'ufficio.

Assolti anche Vittorio Saulino, dipendente della motorizzazione civile di Napoli; Michele Maietta, dirigente tronco Autostrade, Massimo Fornaci, Marco Perna e Antonio Sorrentino, dirigenti o ex dirigenti della società. Oltre Lametta sono stati condannati in primo grado (con pene sensibilmente più lievi rispetto alle richieste dell'accusa) Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione di Napoli, otto anni; Paolo Berti, all'epoca direttore del tronco di Autostrade su cui avvenne l'incidente, cinque anni e sei mesi. Condanne anche per altri tra dirigenti e tecnici di Autostrade: Michele Renzi, cinque anni; Nicola Spadavecchia, sei anni; Bruno Gelardi, cinque anni; Gianluca De Franceschi, sei anni; Gianni Marrone, cinque anni e sei mesi.

La reazione dei familiari. "Vergogna, questa non è giustizia", "Castellucci è un assassino, hanno messo fuori un assassino", ma anche "Schifo", "Vergogna", "Venduti": queste le grida nell'aula del tribunale di Avellino da parte dei familiari delle vittime, poco dopo la lettura del dispositivo della sentenza di primo grado.

"Questa è l'Italia - ha detto Giuseppe Bruno, presidente del comitato che riunisce le famiglie delle vittime - dove i poteri forti mettono a tacere la verità e la giustizia". La sentenza è arrivata dopo 2 anni e 4 mesi dalla prima udienza del 28 settembre 2016, dopo il rinvio a giudizio per i 15 imputati avvenuto il 9 maggio dello stesso anno.

 "La sentenza sconfessa l'ipotesi accusatoria in cui erano indagati tutti i vertici apicali della società, a partire dall'amministratore delegato (Giovanni Castellucci, ndr) per cui era stata chiesta, senza alcun fondamento, una pena di dieci anni di reclusione". E' il commento dell'avvocato Giorgio Perroni, difensore di Autostrade per l'Italia. "Per valutare una sentenza - aggiunge Perroni - bisogna sempre considerare la richiesta di condanna, che era di 10 anni per tutti i 12 imputati di Autostrade per l'Italia. La sentenza è andata in modo diverso: sei assoluzioni e sei condanne, con pene dimezzate rispetto alla richieste del Pubblico Ministero". Il legale preannuncia ricorso in appello: "Vogliamo ribaltare questo verdetto e siamo sicuro di ottenere l'assoluzione di chi oggi è stato condannato ingiustamente".

 


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