Sabato, 25 maggio 2019

 
 
 

Dà fuoco a ex moglie: è caccia a eventuali complici della fuga di Ciro Russo

Il 42enne di Ercolano, secondo le indagini, era pronto ad allontanarsi dall’Italia. La Squadra Mobile cerca conferme: “Qualcuno l’ha aiutato”

14-03-2019
di Redazione

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Ciro Russo probabilmente si è avvalso dell’aiuto di un complice per agevolare la sua fuga.

E’ quanto cercano di stabilire gli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria dopo l’arresto del 42enne di Ercolano accusato di aver dato fuoco alla moglie.  Le indagini sono concentrate sugli eventuali aiuti di cui Russo potrebbe aver goduto.

GLI SVILUPPI NELLE INDAGINI. Le parole del capo della Squadra Mobile. "Stiamo cercando di capire - ha detto il capo della Squadra Mobile Francesco Rattà - se qualcuno lo abbia aiutato in queste 48 ore. Le indagini che svolgeremo saranno indirizzate anche a verificare questo. Oggi non posso dire che sia stato aiutato nella sua fuga, nell'attività di sottrarsi alle ricerche della polizia. Ovviamente vedremo. Se ci sono responsabilità di soggetti terzi, li individueremo e li perseguiremo".

Russo è stato bloccato mentre stava mangiando un trancio di pizza in un locale del centro città, nei pressi del Museo Nazionale della Magna Grecia. "E' stato un giorno e mezzo di ricerche incessanti - ha detto Rattà -. Pensavamo fondatamente, dagli elementi che avevamo in valutazione, che Russo non si fosse spostato. Al momento della cattura non ha detto nulla. Posso dire che non aveva intenzione di consegnarsi alla giustizia. Era rimasto a Reggio Calabria perché, probabilmente, stava preparandosi per andar via, ma sono elementi che saranno oggetto di valutazione. Non sappiamo dove abbia potuto trovare rifugio, se ha trovato riparo in qualche abitazione, oppure se sia rimasto per strada”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesca Romana Capalbo dello Sco: “È stata una cattura arrivata dopo incessanti ore di lavoro da parte della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stat. Un'attività fatta di estrapolazione di immagini di videosorveglianza, e soprattutto di pressione esercitata sul territorio. Nulla è andato storto. Tutte le attività si sono susseguite come nella normalità dei casi. C'è stato un grande lavoro di acquisizione di immagini e di incessante pressione, perché si era compreso, grazie alle stesse immagini che avevamo acquisito, che quest'uomo si trovava nella zona dove poi è stato fermato".

Sul caso sono arrivate anche le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini: "Complimenti alle Forze dell'ordine. Chi commette reati del genere deve marcire in galera".

L'INTERROGATORIO IN PROCURA. Russo non ha risposto alle domande dei magistrati della Procura di Reggio Calabria. L'uomo, assistito dall'avvocato Antonio Catalano, si è presentato davanti ai magistrati Paola D'Ambrosio e Marika Mastropasqua, ma non ha voluto rispondere. Nei prossimi giorni è in programma l'interrogatorio di garanzia davanti al gip.

L'ARRESTO -  LA FOLLIA


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