Venerdì, 26 aprile 2019

 
 
 

Faida di Scampia – Secondigliano. 17 anni al “finanziere infedele” di Boscoreale

La sentenza di primo grado del Gip di Napoli nei confronti di Claudio Auricchio. Assolto dall’accusa di tentato omicidio di Giuseppe Esposito, detto “’o muort”: “Il fatto non sussiste”

08-02-2019
di Marco De Rosa

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Assolto dall’accusa di tentato omicidio, condannato in primo grado a 17 anni di detenzione per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione e porto abusivo di armi, favoreggiamento ed estorsione.

Si tratta di Claudio Auricchio, 41enne appuntato scelto delle Fiamme Gialle originario di Boscoreale. Arrestato lo scorso 28 febbraio 2018 a seguito delle 14 misure di custodia cautelare (13 in carcere, una ai domiciliari, ndr) emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda eseguite dalla squadra mobile di Napoli e dalla Guardia di Finanza.

Tra le accuse c’era anche quella di tentato omicidio nei confronti di Giuseppe Esposito, detto “’o muort”. Tra i destinatari dell’ordinanza c’era anche Salvatore Di Lauro, 30 anni, uno dei figli del boss Paolo Di Lauro, detto “Ciruzz ‘o milionario”. Quell’ordinanza fu il seguito di una precedente misura cautelare nei confronti di 27 persone, risalente al giugno 2017 e poi annullata dal Gip.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. Stamane presso il tribunale di Napoli si è concluso il primo grado di giudizio. Una lunga memoria difensiva è stata letta e consegnata dai legali della difesa, gli avvocati Luigi Amoruso e Vincenzo Cirillo. A fronte della richiesta di 20 anni avanzata dal pm De Marco, il Gip De Chiara ha deciso per l’assoluzione con formula piena dall’accusa di tentato omicidio, perché “il fatto non sussiste”. “Troppe le incongruenze fornite dai collaboratori di giustizia in fase di interrogatorio”, hanno spiegato i legali della difesa. Auricchio però è stato condannato per gli altri capi d’imputazione: associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione e porto abusivo di armi, favoreggiamento ed estorsione.

I PRECEDENTI DI AURICCHIO. Il finanziere era finito già in carcere nel 2015, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga assieme a un collega. A inguaiare entrambi, quel giorno, il controllo in autostrada dei colleghi del Comando Provinciale di Foggia, che presidiavano la statale di collegamento con Candela. Ad insospettire la Finanza pugliese, dopo l’alt intimato all’auto su cui viaggiavano i due campani, il forte nervosismo di questi, nonostante il tesserino da militare esibito al controllo. All’interno della macchina, in effetti, i due finanzieri trasportavano hashish in quantità: 20 kg, confezionati in 40 panetti. L’arresto fu immediato, inevitabile ed “eccellente”; poi confermato un mese dopo dal Riesame di Bari. Fu poi tradotto ai domiciliari, fino alla scarcerazione e il ritorno a Boscoreale, il suo paese d’origine. Da allora fu sospeso dal servizio.

I NUOVI CAPI D’IMPUTAZIONE. L'inchiesta riguardava i clan camorristici attivi nei quartieri di Secondigliano e Scampia, alla periferia di Napoli. Auricchio fu coinvolto in relazione a un tentato omicidio avvenuto nell'ambito della faida che contrappose i clan di Secondigliano e Scampia: da una parte i Di Lauro, dall’altra i Vanella – Grassi. La vittima doveva essere Giovanni Esposito, detto ‘o muort, a cui – secondo l’accusa – Auricchio ha preso parte. L’uomo all'epoca era in forza al Gruppo Pronto impiego di Napoli ed era ritenuto tra i soggetti più vicini ad Antonio Mennetta, boss reggente del clan Vanella – Grassi. Il finanziere avrebbe gestito il traffico di sostanze stupefacenti del clan, intessendo tra l'altro diretti rapporti anche con figure apicali del clan Di Lauro. Secondo il gip, però, non è un assassino.


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