Mercoledì, 19 dicembre 2018

 
 
 

Amarcord Savoia: I grandi centravanti, da Padovani a...Meloni

02-10-2013
ARCHIVIO STORICO LOSTRILLONE.TV

E’ risaputo. E’ statistica: gli scudetti si vincono se hai una grande difesa che ti consente di rosicchiare quei punti che alla fine saranno decisivi per farti mettere il muso davanti a tutti.
E’ pure vero, però, che nei campionati cosiddetti minori, dalla B ai dilettanti, se ti puoi permettere un centravanti di peso, tecnico e fisico, hai tante possibilità di vincere alla fine.
Prendete la Torres l’anno scorso. Deve soprattutto ai gol di un certo Giuseppe Meloni se alla fine ha prevalso nel suo girone, lasciandosi dietro compagini che erano partite con maggiori credenziali (vedi Turris, ad esempio).
Il Savoia quest’anno ce l’ha il grande centravanti ed è lo stesso Meloni che ha già segnato ben otto reti in sole cinque partite, e ricordiamo che nella partita stravinta per 5-1 a Rende non ha segnato.
E’ vero che accanto a Meloni c’è gente del calibro di Scarpa e soprattutto Tiscione, ma quello che salta subito all’occhio è la presenza precisa in area di rigore del centravanti goleador.
Prendo spunto da quanto detto per ricordare, me lo chiede la rubrica, almeno altri due centravanti degli anni or sono che hanno consentito al Savoia di vincere il suo campionato di serie D: Roberto Padovani e Lino “Pancho” Villa.
Di Padovani riporto quanto di lui ha scritto Nardino Sfera:
“Roberto era uno spilungone classificato da uno che se ne intendeva, Gipo Viani, tra i primi cinque migliori centroavanti italiani. Patavino, aveva visto stroncata la sua carriera ai massimi livelli e il suo morale da un infortunio alla caviglia. Era stato nella Spal, nell´Alessandria, conteso da squadroni, ed ora si dannava, sconfortato, l´animo a pezzi. Una telefonata di Pagano, l´invito a prendere un aereo e Roberto a Torre, alla vista di un pallone si risanò di ogni malanno e di ogni male. Torre riesplose di entusiasmo. Folleggiò insieme con Roberto in campo. Una giraffa che aveva ripreso il gusto e il vezzo di scorazzare per i prati, incurante di avversari, pensando al gol, a quell´istante di emozione unica che sa dare un gol. Specie a uno che di gol si era nutrito.”
Si era negli anni sessanta ed il Savoia riprendeva il suo posto tra le squadre campane più importanti. Vinse due campionati di fila che lo portarono dalla allora Promozione alla serie C e questo lo si dovette soprattutto allo “spilungone” che non solo segnava e faceva segnare ma era anche capace di “orientare” per così dire la società nell’acquisto di giocatori giovani e sconosciuti ma di grande rendimento.
Pensò, è vero, anche a se stesso quando consigliò Paolone Rossi al suo fianco: aveva bisogno di qualcuno che entrasse nell’area avversaria e fosse soprattutto presente fisicamente, in modo da liberarlo dalle arcigne grinfie di stopper sempre molto possenti e fallosi e metterlo in condizione di segnare ancora, quando ormai le forze cominciavano a mancare.
La coppia funzionò bene per almeno un anno, in serie D, mentre in quello successivo, in C, non fu più sufficiente per le evidenti carenze tecniche di Rossi, tanto generoso quanto… “scarpone”.
Comunque per me, e senza troppe esagerazioni, Roberto Padovani resta il miglior giocatore che il Savoia ha avuto negli ultimi cinquant’anni.
L’altro grande centravanti che ricordo è Villa.
Lino "Pancho" Villa, era un centravanti d’altri tempi, dalla tecnica notevole, il fisico possente e la "castagna" fulminante.
Anch’egli molto sfortunato in carriera: vari infortuni lo relegheranno in campionati non certo adatti alle sue possibilità, ma da combattente di razza non si era avvilito mai, neanche quando il fratello, più giovane e meno dotato di lui, esordiente il A con il Milan rifilerà due gol al S. Paolo, prima di Natale, al Napoli.
Di lui in particolare ricordo l’episodio capitato durante un’amichevole di lusso svolta al Comunale contro una squadra inglese di prima o forse seconda divisione che capitò non so perché dalle nostre parti, persa dal Savoia per 2-0 ma giocata dal nostro in modo encomiabile, grazie alle sue doti tecniche e fisiche che contro gli inglesi sono particolarmente importanti.
Ebbene, in un’azione sporadica d’attacco del Savoia, Villa si rese protagonista di una mezza rovesciata acrobatica che impegnò severamente il portiere inglese che alla fine, dopo avere deviato in angolo il tiro, si complimentò con il centravanti, andandogli a stringergli la mano.
Per un giovane cronista come era allora il sottoscritto, l’episodio rimase scolpito nella mente e, senza lasciarsi andare a troppa enfasi, vi è rimasto tuttora.
Villa faceva parte della scuderia di due mediatori molto vicini all’Inter, Cappelli e Biason che fecero arrivare a Torre un nutrito "pacchetto" di giocatori dai piedi buoni ed atleticamente ben messi, allenati dal bergamasco Zanotti.
Era un Savoia che, sempre Nardino, classificò come “Bluebell” (si era nel periodo delle famose gemelle tedesche), potendo contare anche su Peressin, Malvestiti, Flaborea ed Eco…
Ma di quel Savoia parleremo un’altra volta.

Gaetano Piro


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